Alcol, 8 milioni di consumatori ‘a rischio’

UNA DELLE MODE più recenti è quella fra adolescenti sui social network. La gara a chi ‘beve di più’ ripresa da una telecamera e mandata in rete. Un tema quello dei danni causati dall’alcol, protagonista dell’Alcohol Prevention Day, la giornata di sensibilizzazione promossa dall’Istituto Superiore di Sanità che si tiene oggi, 9 aprile. Perché il consumo eccessivo, che spinge a ubriacarsi, è diffuso fra molti giovanissimi. Sfide che spesso si risolvono con una corsa al pronto soccorso.  Un problema quello della prevenzione che coinvolge persone di tutte le età. Una questione di salute pubblica, responsabile in Europa del 3,8% dei decessi e del 4,6 % degli anni di vita persi a causa di disabilità (DALYs) riconducibili all’alcol. In Italia sono quasi 8 milioni i consumatori a rischio, mentre 720 le persone che hanno una vera e propria dipendenza.

I GRAFICI 

Teenager a rischio. “I teenager non dovrebbero bere, perché sono più vulnerabili, a quell’età questa sostanza non viene metabolizzata dall’organismo – spiega Emanuele Scafato dell’Osservatorio nazionale Alcol dell’Istituto superiore di sanità – . Nelle pubblicità, nei media, nei film, emerge un valore ‘falsamente’ inclusivo dell’alcol. Ma i ragazzi dovrebbero capire che se si beve troppo, il gruppo esclude, emargina. L’alcol è la prima causa di morte fra i giovani, soprattutto per gli incidenti stradali collegati allo stato di ebrezza. Direi che l’età più a rischio è quella che va dagli 11 ai 24 anni. Si calcola che tra i 18 e i 24 anni il 24% di maschi affronta maratone di bingedrinking. Una tendenza pericolosa. Anche perché il 13% di tutte le intossicazioni alcoliche dei teenager sotto i 14 anni si risolve con una corsa al pronto soccorso”.

I bevitori pesanti. L’idea della campagna dell’Alcohol Prevention Day è quella di contare i bicchieri, per limitare i danni di una sostanza che può distruggere molte vite. In Italia i consumi complessivi sono scesi (6,10 litri di alcol puro annuali pro/capite), ma il calo non riguarda  gli “heavy drinkers”, bevitori pesanti. Persone che superano le dosi giornaliere: 40 grammi per le donne e 60 per gli uomini.
Nel 2012 i maschi con un consumo definito “dannoso”, che supera 5 bicchieri di bevande alcoliche (1 bicchiere equivale in media a 12 grammi di alcol) al giorno, sono stati circa 400.000, mentre le consumatrici nella stessa condizione sono state oltre 220.000 (più di tre bicchieri quotidiani). Un problema che però al quale non risponde una sufficiente preparazione da parte dei medici. Solo identificando questa malattia per tempo sarebbe possibile trovare una terapia adeguata.

I decessi. “Sarebbe importante investire nella prevenzione e lavorare al meglio per identificare le persone a rischio – dice Scafato – . Questo farebbe vivere di più e in condizioni migliori molte persone. Si tratta di interventi semplici, che possono essere fatti in uno studio medico, ma solo il 30% dei medici di famiglia è preparato a fare test per scoprire chi ha dipendenze di questo tipo. Fra le persone in difficoltà ci sono molti anziani. Il 42% degli ultra sessantacinquenni è a rischio per il consumo alcolico. Anche loro, come i teenager sono  vulenrabili”. In Italia nel 2010 complessivamente 16.829 persone, fra loro 11.670 uomini e 5.159 donne di età superiore ai 15 anni, sono morti per cause riconducibili al consumo di alcol. Secondo Iss, uno screening che coinvolga i medici medici di medicina generale potrebbe portare in 30 anni a una riduzione di 91.737 ricoveri ospedalieri e di 7.193 morti e costerebbe 411 milioni di euro.

Le aree geografiche. Tra gli uomini Valle d’Aosta nella Provincia Autonoma di Trento sono le regioni con la percentuale più elevata di decessi (6,11%), seguite da Molise (6,58), Basilicata (6,0%) e Calabria (6,18%). I valori più bassi si registrano invece in Sicilia e nelle Marche (3,03). Per le donne al primo posto c’è il Molise seguito dalla Valle d’Aosta (2,55), dalla Puglia (2,58), dalla Basilicata (2,32), dalla Calabria (2,11), dal Piemonte (2,22) e dal Veneto (2,07), mentre il problema è marginale nel Lazio (0,19) e in Sardegna (0,61). Inoltre in Italia il 20 % della categorie neoplasie maligne per gli uomini e il 6.9 % per le donne di tutte le morti legate a questa patologia è collegata all’alcol. da Repubblica.it