Alcol, in Italia costa 22 miliardi. “Ogni anno 5.000 nuovi dipendenti”

L’alcoldipendenza e’ un problema negletto in Italia. “Ogni anno abbiamo 5.000 nuovi dipendenti che si aggiungono al milione di soggetti alcolisti e agli 8 milioni di connazionali con livelli di consumo a rischio. Inoltre, i costi complessivi che l’alcol genera nel Paese rappresentano l’1,3% del Pil (secondo le ultime stime dell’Organizzazione mondiale della Sanita’), esprimendosi su una scala di miliardi di euro e non di milioni di euro come un investimento in prevenzione comporterebbe”. Lo dice Emanuele Scafato, presidente della Societa’ italiana di Alcologia (Sia), al convegno promosso dalla Fondazione Charta alla Camera su ‘Dalla prevenzione alla terapia: un approccio integrato per combattere il fenomeno dell’alcoldipendenza’.

TRE MILIONI 300 MILA DECESSI L’ANNO NEL MONDO – “Sono 3 milioni 300 mila i morti causati dall’Alcol ogni anno nel mondo”, ricorda Scafato riportando gli ultimi dati forniti dall’Organizzazione mondiale della Sanita’. “Il 90% delle patologie associate ai decessi sono il cancro e le cirrosi epatiche”. Nel 2010 infatti i morti sono stati “17.000- precisa il vicepresidente dell’European Federation of Addiction Societies- per cause totalmente o parzialmente attribuibili al consumo di alcol (neoplasie maligne e incidenti stradali, soprattutto nella fascia di eta’ 15-29 anni)”.

IL 30% ALCOLDIPENDENTI HA MENO DI 25 ANNI – Nel 2012, “solo poco piu’ di 69 mila persone, delle circa 850.000 che richiederebbero un intervento da parte di un medico, si sono rivolte alle oltre 450 strutture di cura e riabilitazione del Sistema sanitario nazionale presenti sul territorio- fa sapere il presidente della Sia- e il dato piu’ allarmante e’ che il 30% dei nuovi alcoldipendenti ha un’eta’ inferiore ai 25 anni, mentre l’1% ha meno di 19 anni. Dunque- afferma l’esperto- dall’eta’ di 9 anni ai 19 non li ha visti nessuno, non sono stati intercettati da pediatri, scuola e famiglia. Creiamo allora una rete formalizzata di competenze tra medicina di base, strutture specialistiche alcologiche e ospedale per evitare che le persone possano evolvere verso altre problematiche legate alla disabilita’ e alla mortalita’ prematura”.

IN ITALIA L’ALCOL COSTA 22 MILIARDI – “I costi dell’alcol nell’Unione europea ammontano a 155 miliardi l’anno, mentre in Italia si attestano sui 22 miliardi annui, ma- precisa Scafato- solo il 60% riguarda la salute”. Da non sottovalutare poi “la spesa farmacologica, che costa 7 ,8 milioni di euro e di cui andrebbe valutata l’efficacia e il rapporto costo-beneficio”. Tutti costi che “paga la societa’- ribadisce- e che potrebbero essere in gran parte risparmiati se si attivassero strategie e policy di valorizzazione dell’identificazione precoce e di intervento breve, ampliando contemporaneamente l’offerta di trattamenti adeguati sia in termini di qualita’ dell’assistenza che di obiettivi realistici, intermedi e di lungo termine, da concordare per ciascun caso, calibrandone tempi e modalita’ alla luce delle piu’ recenti evidenze scientifiche. Il problema principale e’ che siamo in presenza di un fenomeno largamente sommerso”.

LA GRADUALITÀ È IMPORTANTE – “Si guadagna di piu’ a far ridurre un bevitore dal bere dai 14 agli 11 bicchieri al giorno, piuttosto che farlo passare da 3 bicchieri a zero. Questo perche’ il grande risparmio si ha sui consumi elevati- aggiunge il presidente della Sia- ma solo se combinato con una riduzione de consumi medi”.

PROPOSTA DI ATTUAZIONE DI UN SISTEMA DI IDENTIFICAZIONE PRECOCE- “Se tutti i medici di medicina generale ponessero ai loro pazienti tre domande: ‘quanto bevono’, ‘con che frequenza’ e ‘se hanno mai avuto intossicazioni nel corso dell’anno’, noi avremmo stratificato il 96% della popolazione in 10 anni- rassicura il medico- identificando circa un 25% di soggetti con problema alcolcorrelati che richiedono interventi”. In Italia “manca il case management, si fa solo il desease management e questo perche’ solo il 31% dei medici (uno su tre) dichiara di conoscere gli strumenti di screening, mentre il 37% dice invece di sapere come si fa un intervento breve. Troppo poco. Paghiamo un chilo di cura piuttosto che un grammo di prevenzione- denuncia Scafato- attestandoci in Europa come l’ultimo Paese in formazione per medicina generale”.

BISOGNA INVESTIRE – “Se spendessimo in 10 anni 400 milioni di euro- spiega l’esperto- potremmo ridurre in maniera significativa sia la mortalita’ che i ricoveri ospedalieri. Se destinassimo 500 euro per ogni caso che viene portato a buon fine, ridurremmo la mortalita’ e la disabilita’ e incrementeremmo di un anno la speranza di vita di quella persona, intesa come speranza di vita vissuta senza malattia (Qualy)”.

LE STRATEGIE DELL’EUROPA – Il piano d’azione europeo sull’alcol 2013-2020 riporta che “solo un soggetto su 20 a rischio e’ correttamente identificato. L’obiettivo e’ arrivare ad individuare almeno il 30% delle persone suscettibili di diventare alcoldipendenti”. In Italia “assistiamo ad uno scarso rigore applicativo delle norme e delle sanzioni. Negli altri Paesi ci sono leggi probabilmente piu’ permissive ma piu’ rigorose- ricorda il presidente- e se vengono infrante c’e’ la sanzione. Dovremmo sviluppare politiche ad hoc e soprattutto ripristinata la Consulta nazionale alcol abolita due anni fa- conclude- perche’ e’ l’organismo che potrebbe aiutare i ministri competenti a capire cio’ che si puo’ fare”. (DIRE)

© Copyright Redattore Sociale