Alcol, la maggioranza dei “binge drinkers” ha meno di 25 anni

La maggioranza dei ‘Binge Drinkers’ degli ultimi anni si attesta sotto i 25 anni. Se ne e’ parlato in occasione dell’incontro presso l’Istituto Superiore di Sanita’ a Roma, Aula Pocchiari, in occasione della 14esima edizione dell’Alcohol Prevention Day. Oltre otto milioni circa di persone esposte a un maggior rischio alcolcorrelato rappresentano una rilevante sfida in termini di prevenzione in particolare per i suoi target piu’ sensibili. I minori a rischio alcol e i giovani sino all’eta’ di 25 anni rappresentano un confermato problema di salute pubblica. Dei circa 3 milioni e mezzo di binge drinkers mediamente registrati nel corso degli ultimi anni, la quota maggiore si registra costantemente al di sotto dei 25 anni con un picco tra i 18-24 anni e quote superiori alla media nazionale per le ragazze tra i 16 e 17 anni di eta’. L’evidenza, confermata anche dai report europei (ESPAD, RAND) di maggiore facilita’ di acquisto in Italia di bevande alcoliche da parte dei minori rispetto al resto d’Europa e’ dirimente rispetto alla sfera connessa al rispetto della legalita’ piu’ che dell’efficacia della prevenzione che comunque richiede rafforzamento. Birra e alcopops insieme agli aperitivi alcolici sono le bevande acquistate con maggior facilita’ dai giovani sotto l’eta’ minima legale: i dati disponibili indicano che 1 giovane su 2 le ha consumate in un esercizio e 2 su 3 ha acquistato nei negozi nonostante i divieti.

Sulla base dei dati di mortalita’ prodotti dall’ISS e’ noto che l’alcol causa mediamente 18.000 morti l’anno e rappresenta la prima causa di mortalita’ sino ai 29 anni di eta’. La tipologia di decesso che caratterizza maggiormente le classi di eta’ giovanili e’ rappresentata da quelli avvenuti a causa di cadute, omicidi, suicidi e altri incidenti, prevalentemente stradali e sotto l’influenza dell’alcol. Il 17 % circa di tutte le intossicazioni giunte in un pronto soccorso e’ registrato per ragazzi e ragazze sotto i 14 anni di eta’.

Ci sono evidenze che si tratti di sottostime legate alle dinamiche connesse alla gestione del problema dell’intossicazione alcolica da parte dei pari e delle stesse famiglie.
Tali evidenze sono da tenere in stretta considerazione alla luce degli orientamenti ben evidenziati dall’Action Plan della EU sul bere dei giovani e sul binge drinking che, prendendo in carico il problema comune denunciato da tutti gli Stati membri, sollecita la massima attenzione sulle evidenze scientifiche che imporrebbero l’introduzione di un eta’ minima legale di 25 anni in considerazione dell’interferenza di qualunque quantita’ di alcol consumata tra i 12 e i 25 anni di eta’, periodo in cui il rimodellamento cerebrale (pruning) che conduce alla maturazione in senso razionale del cervello risulterebbe fortemente e irreversibilmente danneggiato dall’effetto di alcol e sostanze in quella che e’ stata definita dall’OMS “finestra di vulnerabilita'”.

Ovviamente se l’adozione di nuovi, piu’ sicuri livelli di eta’ minima legale, non potessero trovare agevole applicazione sarebbe indispensabile e opportuno attivare da un lato intense campagne di sensibilizzazione specifiche nelle scuole e per le famiglie e dall’altro arginare l’impatto di tutte le variabili che sollecitano culture in cui l’alcol rappresenta, soprattutto nei luoghi frequentati dai giovani, un valore supportato da imponenti investimenti di marketing e di pubblicita’ che favoriscono la promozione del prodotto anche ai giovani attraverso modalita’ che richiederebbero revisione e regolamentazione (happy hours, open bar, drink as much as you can) per le intrinseche pressioni al bere fino all’intossicazione, prevedibili, evitabili e da evitare anche in termini di sicurezza (hooliganismo, criminalita’, violenza) oltre che di salute.

(DIRE)

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