Azzardo e mafie, la quota del mercato illegale arriva a oltre 500 milioni di euro

 

MILANO – “Per quanto riguarda il gioco d’azzardo, abbiamo analizzato solo gli aspetti illegali. Resta tagliata fuori invece tutta la parte legale, dove le mafie investono: sono due piani che non sono sovrapponibili”. Così interviene Ernesto Savona di Transcrime durante la presentazione del rapporto sugli investimenti delle mafie. “Quando il denaro diventa ‘pulito’ – continua il professore – per noi diventa impossibile rintracciarlo”. Ecco perché il tema delle sale da gioco aperte dalle mafie incute tanto timore: una buona quota del mercato è legale. Come ha scritto per prima l’agenzia giornalistica Redattore sociale, la spesa pro capite media in giocate è di 1.457 euro pro capite (70,2 miliardi di euro nei primi mesi del 2012, con un incremento rispetto al 2011 del 13%). La quota destinata al mercato illegale, però, conta per una cifra che varia tra i 326,69 e i 522,44 milioni di euro (lo 0,46% del mercato totale). Le regioni dove s’investe di più nel “mercato nero” dell’azzardo sono Sicilia (tra i 64,16 e i 102,61 milioni euro), la Campania (tra i 47,07 e i 75,28) e il Piemonte (tra i 44,85 e i 71,72). Ma in generale, si gioca soprattutto in Lombardia, dove nel 2012 sono stati spesi 13 miliardi, in Lazio (dove la spesa è stata di 8,1 miliardi) e Campania (con 6,9 miliardi).

Ma il gioco d’azzardo non è un settore d’investimento solo in Italia. Cosa nostra, camorra e ‘nfrangheta hanno riempito di case da gioco il mondo intero. In Olanda, hanno investito i clan La Torre, Polverino, Gionta, Gallo, Sarno, Di Lauro, l’Alleanza di Secondigliano e gli Scissionisti, informa il rapporto di Transcrime. In Canada, invece, sono le ndrine a guadagnare con il vizio della scommessa, “soprattutto a Toronto e nell’area di Woodbridge”. Emblematico, poi, un caso che ha riguardato lo scorso anno il clan Prudentrino, gruppo criminale della Sacra Corona Unita attivo in Albania. Il capostipite, se non fosse stato arrestato a gennaio 2011, avrebbe trasformato il suo piccolo resort turistico di Tirana in un casinò. L’operazione era già fissata prima che intervenissero le forze dell’ordine. Il gruppo mafioso aveva già aperto altre società per il gioco d’azzardo, in Albania: la BsA, la BP e la già ricordata CI.
Se sul gioco d’azzardo qualche dato circola, ancora non ci sono riscontri sul mercato dei Compro Oro, altro luogo dove circola molto denaro contante e dove si sospettano forti interessi mafiosi: “La loro diffusione è un fenomeno molto recente, anche per noi non è stato possibile tracciarlo”, confessa Savona. (lb)