Azzardo, ecco le norme anti slot dei sindaci

MILANO – Come dei buoni padri di famiglia, i sindaci cercano di mettere i paletti al gioco d’azzardo. Un po’ come si fa con i figli che esagerano con la play station. Non lo vietano, ma cercano di limitarlo. Nel disegno di legge contro il gioco d’azzardo, di cui domani verrà lanciata la raccolta firme (vedi lancio precedente), la regola numero uno è che non si potrà più piazzare ovunque le slot machine, ma solo in apposite sale da gioco. Quindi anche il bar dovrà avere un locale dedicato: il brivido dell’azzardo non potrà più mischiarsi all’aroma del caffé. Inoltre, ogni macchinetta funzionerà solo inserendo la tessera sanitaria (come avviene per i distributori automatici di sigarette), così da evitare che ci giochino i minori. Terza regola fondamentale, gli operatori delle Asl o delle associazioni di volontariato devono poter accedere liberamente ai locali per parlare con i giocatori e informarli sui rischi di dipendenza.

Per la prevenzione, la cura e la riabilitazione di chi è affetto da gioco d’azzardo patologico, viene istituito un apposito Fondo, che sarà finanziato prelevando l’1% dal fatturato complessivo del settore. Tutti -gestori dei giochi, giocatori e Stato- dovranno concorrere al Fondo. E in egual misura, ossia lo 0,33%: i gestori dovranno così rinunciare a una piccola fetta dei loro guadagni, i giocatori vedranno dimagrire un po’ le vincite e lo Stato non potrà più usare i proventi erariali solo per coprire i buchi di bilancio.

Il disegno di legge si occupa anche del contrasto alle infiltrazioni mafiose e all’evasione fiscale. Oltre a norme bancarie più stringenti, il disegno di legge prevede che il gestore delle sale da gioco deve registrare il nominativo dei clienti che giocano più di 500 euro.

Infine, per due anni, dall’approvazione del disegno di legge, non si potrà introdurre “nuove tipologie di apparecchi”, mentre la pubblicità dovrà seguire rigorosi parametri, in modo tale da non indurre all’eccesso o illudere sulla possibilità di vincere. (dp)