Cnr: con la cannabis depenalizzata il 14% di detenuti in meno

Sono circa 9.500 le persone in carcere esclusivamente per il possesso e spaccio di cannabinoidi. In pratica, se l’uso della cannabis venisse depenalizzato, il 14% dei detenuti potrebbe lasciare il carcere. La notizia, rilevante, è estrapolata dalla relazione di Sabrina Molinaro, responsabile della Sezione di Epidemiologia e Ricerca sui Servizi sanitari Ifc-Cnr, effettuata nel corso della sua audizione presso la Commissione giustizia della Camera dei deputati. Un’audizione in occasione della discussione sulle proposte di legge C.1203 (modifiche al testo unico delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope, n. 309/90, in materia di coltivazione e cessione della cannabis indica e dei suoi derivati) e C.971 (modifiche al testo unico, in materia di depenalizzazione della coltivazione domestica di piante dalle quali possono essere estratte sostanze stupefacenti o psicotrope), rispettivamente a firma Daniele Farina (Sel) e Sandro Gozi (Pd). Il tutto mentre si accende il dibattito, politico e scientifico, proprio sulla sulla “legalizzazione” della cannabis e dei suoi derivati. Con prese di posizione a favore e contro tale eventualità che si stanno moltiplicando.

Denunce e condanne. Nel 2006, con l’introduzione della L.49/2006 (la cosiddetta Fini-Giovanardi), si è osservato un incremento delle denunce per art.73 (spaccio) a fronte di una diminuzione di segnalazioni per art.75 (uso personale).
“Presumibilmente – si legge – alcuni soggetti che fino al 2005 erano considerati consumatori, sono saltati nella categoria degli ‘spacciatori’”. I consumi di cannabinoidi, nonostante l’inasprimento della legge, dopo un iniziale diminuzione hanno ripreso il loro trend naturale, “a dimostrazione che il mercato della sostanza non ha risentito delle misure repressive messe in atto”.

Una parte considerevole di consumatori di cannabis è ad alto rischio di essere denunciato per art.73 DPR 309/90. Infatti, secondo la Molinaro, dallo studio di popolazione Ipsad del Cnr si stima che i consumatori frequenti (ovvero coloro che consumano cannabinoidi 20 o più volte nel corso del mese) sono circa 240 mila. Ed ancora: il 44% delle denunce per l’art.73 è legato al possesso di cannabinoidi (elaborazione dati Ministero dell’Interno); il 78% dei condannati per art.73 non ha altre condanne.

Dalla relazione si evince che nel 2012 sono stati 28 mila i condannati per art.73 con o senza altri capi di imputazione; di questi il 44% delle condanne è legata all’uso di cannabinoidi (12.500 soggetti), di questi il 78% sono condanne per solo ex art.73. E’ qui che la responsabile della Sezione di Epidemiologia e Ricerca sui Servizi sanitari Ifc-Cnr fa la sua affermazione più importante: “Circa 9.500 sono in carcere esclusivamente per il possesso di cannabinoidi”.
Aggiungendo: “Tenendo in considerazione che si parla di un’ipotesi di stima che tiene conto di alcune forti assunzioni tecnicamente fragili, ma che potrebbe facilmente essere avvalorata da un accesso ai dati originali da parte di gruppi di ricerca competenti: circa il 14% dei soggetti in carcere uscirebbe se le modifiche oggetto dell’audizione fossero approvate”.

Detenuti. In generale, dal 2002 al 2006 il numero di detenuti nelle strutture penitenziarie è aumentato, decrescendo nel 2007, per effetto dell’indulto, e riprendere a crescere successivamente.
Andamento sostanzialmente simile si riscontra anche per i detenuti per reati previsti ex DPR 309/90 anche se, dal 2008 in poi, la loro proporzione è leggermente aumentata.
Nel 2011 i detenuti per reati previsti dalla legge sulle droghe erano 27.947, il 41,5% del totale (67.394) dei detenuti.

Affidati agli Uepe. Successivamente all’anno dell’indulto, il numero di affidati agli Uffici di esecuzione penale esterna (Uepe) ha iniziato a crescere fortemente, pur rimanendo ancora molto al di sotto degli anni precedenti. “Tra tutti gli affidati agli Uepe per misure alternative alla pena detentiva – si legge nella relazione -, i tossicodipendenti ex art. 94 del DPR 309/90 (affidamento per iniziare o proseguire un programma terapeutico volto al trattamento della tossicodipendenza) costituiscono una quota che dal 2002 al 2010 non raggiunge un terzo del totale”. Nel 2010 (ultimo anno di riferimento) la percentuale è del 27,2%.

Segnalazione ai prefetti. In diminuzione anche le segnalazioni ai prefetti per violazione dell’art.75 ex Dpr 309/90. Aumenta invece in maniera considerevole l’erogazione di sanzioni ammin istrative e l’invito formale ad astenersi dal consumare sostanze stupefacenti.
”Con riguardo alle sostanze di segnalazione – si legge ancora nella relazione -, si osservano valori piuttosto stabili per la cocaina; per gli oppiacei si rileva un andamento crescente fino al 2009, che decresce fino al 2011; per la cannabis, invece, si osserva un andamento contrario: diminuiscono progressivamente le segnalazioni fino al 2009 per poi aumentare nel 2011”. In questo anno, in generale, sono state 37.566 le persone segnalate (per un totale di 38.352 segnalazioni). (daiac)

Redattore Sociale