Droghe: meno detenuti dopo la Fini-Giovanardi, “concreto cambio di rotta”

Arrivano i primi segnali concreti di un cambio di rotta nelle politiche antidroga italiane dopo il superamento della legge Fini-Giovanardi e il cambio al vertice del Dipartimento politiche antidroga, ma dalla politica il mondo delle associazioni aspetta chiari segnali su depenalizzazione dei consumi, rideterminazione delle pene, misure alternative e riduzione del danno. È quello che emerge nel sesto Libro bianco sulla legge sulle droghe presentato questa mattina al Senato da La Società della Ragione, Antigone, Cnca, Forum Droghe e sostenuto dalle associazioni del Cartello di Genova. Un testo che, come sempre, anticipa la presentazione della Relazione al Parlamento sulle droghe che quest’anno sembra essere già pronta per la data di consegna (fine giugno), dopo il ritardo accumulato nella sua edizione 2014, presentata il 5 settembre 2014 dal ministro per le Riforme costituzionali e i rapporti con il parlamento, Maria Elena Boschi. Il testo mostra i dati del dopo Fini-Giovanardi, legge abolita dalla Corte costituzionale il 12 febbraio 2014, con evidenti novità riguardo alla popolazione carceraria.
Secondo quanto riportato dal testo, infatti, il generale ridimensionamento dei detenuti non è solo dovuto ad un effetto “Torreggiani” e lo dimostrano bene le percentuali di nuovi ingressi o detenuti per droga rispetto al totale della popolazione carceraria, più dei numeri assoluti. Secondo il Libro bianco, infatti, nel 2014 circa il 28 per cento degli ingressi in carcere e` per violazione dell’art. 73 (detenzione di sostanze illecite). Secondo gli autori si tratta del dato “piu` basso dal 2006, e per la prima volta dopo 6 anni si scende sotto la fatidica quota del 30 per cento. Solo un anno fa il dato era del 30,56 per cento, mentre il picco era stato registrato nel 2012 con il 32,47 per cento”. Nel 2014, gli ingressi per reati in violazione dell’arte. 73 sono stati 13.972 rispetto ai 18.151 dell’anno prima e ai 28 mila degli anni 2008-2009. Anche il numero dei detenuti presenti in carcere per droga è diminuito. “Il 33,56 per cento dei detenuti presenti sono imputati/condannati per reati di droga – spiegano gli autori del libro bianco -. Un detenuto su tre; e` molto, ma dal 2006 non si era mai scesi sotto il 37 per cento, con un picco del 40 nel 2009″. Anche in questo caso i numeri assoluti parlano di un forte calo: 17.995 presenti nel 2014 rispetto ai 23 mila dell’anno prima e ai 27 mila del 2010. “La diminuzione di 9 mila detenuti nel corso del 2014 – spiega il testo – e` determinata dal calo dei detenuti per detenzione e spaccio di stupefacenti di circa 5.500 unita`”.
Sul fronte dei consumi, il testo riporta i dati raccolti dal Cnr nel 2014, anticipando quelli della relazione al Parlamento. Secondo lo studio, “gli italiani di 15-64 anni che hanno consumato almeno una sostanza psicoattiva illecita nell’anno precedente la rilevazione sono quasi 4 milioni, cioe` il 10 per cento circa della popolazione”, quindi uno su dieci. Di questi, circa 3,5 milioni hanno consumato cannabis. Lo studio, inoltre, mostra un leggero incremento rispetto al 2011 nel consumo della cannabis, cosi` come dell’eroina e di sostanze stimolanti. Cocaina e allucinogeni sono invece in calo. A preoccupare, però, sono i consumi più frequenti tra i giovanissimi e l’uso di sostanze spesso sconosciute.
Tra le questioni aperte, però, resta quella riguardante la rideterminazione della pena per chi e` stato condannato in base a una legge poi dichiarata incostituzionale, spiega il testo. “Per le sezioni unite della Corte di Cassazione – specifica il testo -, a seguito della declaratoria di incostituzionalita` i detenuti hanno il diritto di ottenere il ridimensionamento delle pene sulla base della normativa cosi` come e` uscita dalla sentenza della Corte costituzionale. Sulla base di questo pronunciamento e` partita la campagna “Contro la pena illegittima”, attraverso la quale si e` chiesto al parlamento e al governo un provvedimento che garantisse una decisione immediata ed uguale per tutti. Purtroppo la politica si e` dimostrata ancora una volta pavida e letargica”.
Questione politica che, per gli autori del Libro bianco, dovrà essere affrontata al più presto. Dal testo, infatti, emerge l'”amarezza” delle associazioni per l’occasione persa dal governo di poter intervenire con più incisività per “cambiare passo sulla politica delle droghe”, a cominciare dall’assenza di una chiara guida politica sul tema delle droghe fino a quella del Dipartimento antidroga, affidato a Patrizia De Rose nel ruolo di responsabile tecnico amministrativo a cui si riconosce “l’impegno di smantellamento della vecchia struttura di Giovanni Serpelloni e della costruzione di momenti di confronto e di relazioni non discriminatorie”. Ma le voci su una Conferenza nazionale sulle droghe da tenersi a febbraio del prossimo anno e l’imminente Assemblea generale dell’Onu sulle droghe di New York (UNGASS 2016) necessitano di una “urgente” presa di posizione su questioni cruciali quali la “modifica radicale del Dpr 309/90 (il testo unico sulle tossicodipendenze) per una completa depenalizzazione del consumo di sostanze stupefacenti compresa la coltivazione domestica di canapa, sulle misure alternative alla detenzione e sui programmi di riduzione del danno”. (ga) Redattore Socialerapporto-antigone-ogni-detenuto-costa-150-euro-al-giorno-2-770x513