EROINA, IL VELENO DEL KENYA

L’uso di eroina in Kenya è in pericoloso aumento e si sta diffondendo in particolare tra i giovani della regione costiera. Un facile mercato, in un territorio caratterizzato da un elevatissimo tasso di analfabetismo, povertà, carenza di ideali e disoccupazione. L’allarme è stato lanciato più volte lo scorso anno da alcuni politici locali, leader religiosi, organizzazioni per la riabilitazione dei tossicodipendenti e dal direttore dell’Autorità nazionale per la Campagna contro l’abuso di droghe e alcool (Nacada), che ha parlato di «un’intera generazione di zombi». Un allarme rilanciato sabato anche dal Commissario della polizia di Mombasa, Nelson Marwa, che ha annunciato la demolizione dei chioschi che vendono dolci e caramelle (ma anche droghe di ogni tipo) fuori dalle scuole. La misura, decisa dalle istituzioni locali sotto pressione di alcune organizzazioni non governative, è stata adottata per cercare di frenare l’aumento della piccola criminalità legata all’uso di eroina.

L’Africa dell’Est, Kenya e Tanzania in particolare, sono le principali porte d’ingresso per il transito di eroina proveniente da Pakistan ed Afghanistan, destinata a Stati Uniti ed Europa. I carichi arrivano via mare ai porti di Mombasa, Lamu, Dar es Salaam e Zanzibar.
A Mombasa, il 29 agosto 2014, lo stesso presidente Uhuru Kenyatta, ha presenziato all’affondamento di una nave catturata dalle forze navali governative con un carico di 373 chili di eroina, per un valore di circa 10 milioni di euro (vedi video). Nell’arco dello scorso anno, la Forza marittima congiunta (Cmf), la forza navale internazionale che pattuglia le acque dell’Oceano indiano per combattere la pirateria in Somalia (che i governi dei Paesi costieri utilizzano anche per il controllo del traffico di droga), ha intercettato e sequestrato 3.4 tonnellate di eroina, il 66% in più rispetto al 2013.
Il metro di misura dell’incremento del traffico negli ultimi dodici mesi è dato anche da un sequestro, effettuato lo scorso aprile, quando la Cmf ha bloccato un dhow – tipica imbarcazione locale in legno – con a bordo una tonnellata di eroina contenuta in sacchi di cemento, un carico pari a tutta quella sequestrata da 11 governi dell’Africa dell’Est tra il 1990 e il 2009, secondo l’Ufficio delle Nazioni Unite contro Droga e Crimine.

Erano 800 chili, invece, quelli contenuti nel serbatoio di gasolio di un’altra barca, bloccata nel porto kenyano a luglio. Responsabile di questo carico è ritenuto essere Gullam Hussein, conosciuto anche come “old man”, accusato dalle autorità statunitensi di «aver trasportato tonnellate di chilogrammi di eroina via mare» e di «essere a capo di una rete di trasporto e distribuzione di massicce quantità di narcotici in Medio Oriente e in Africa». Gullam è ritenuto essere affiliato alla “Akasha organization”, il cartello criminale che gestirebbe da circa due decenni il traffico internazionale di droga che passa attraverso il cosiddetto “corridoio sud”, le coste dell’Africa orientale, appunto. Altro personaggio di punta, affiliato anch’esso al clan Akasha, è ritenuto essere Vijaygiri Goswami, uomo d’affari indiano che, nonostante i dieci anni passati in carcere per traffico di droga a Dubai, ha potuto costruire imperi economici in Zambia e Sudafrica.

Hussein e Goswami sono stati arrestati il 10 novembre 2014 a Mombasa nel corso di un’operazione delle forze di sicurezza kenyane, in collaborazione con l’Agenzia federale antidroga statunitense (Dia) che da anni era riuscita ad infliltrare un proprio uomo all’interno del clan. In manette sono finiti anche il capo dell’organizzazione, Baktash Akasha, e il fratello Ibrahim. I quattro sono accusati di «traffico di narcotici con gli Stati Uniti» e le autorità nordamericane ne hanno chiesto l’estradizione.

Ma nonostante il duro colpo assestato alla famiglia – che l’ambasciata statutitense a Nairobi in una comunicazione diffusa da Wikileaks nel febbraio 2006 già definiva come il clan che “da lungo controlla i movimenti delle droghe (per lo più hashish, eroina e cannabis) da Mombasa verso l’Europa – la diffusione e l’uso domestico della “white crystall” lungo la costa kenyana non sembra diminuito. Corruzione, salari bassissimi e sottosviluppo giocano un ruolo fondamentale nella distribuzione locale. «I boss del traffico di droga hanno nel libro paga alcuni dirigenti di polizia e questo è molto triste» ha dichiarato ai giornalisti Nelson Marwa lo scorso dicembre, aggiungendo di essere a conoscenza del fatto che «veicoli della polizia ed ambulanze sono stati usati per il trasporto nella città portuale e in altre zone della regione costiera».
Il problema della diffusione di eroina lungo la Costa del Kenya è, dunque,  essenzialmente un problema politico che mette a repentaglio la stabilità dell’intera regione. E rischia di affondare definitivamente l’industria turistica della Costa, unica fonte di guadagno per la maggior parte della popolazione, già messa a dura prova dalla minaccia terroristica. Ma c’è un pericolo ancora maggiore, quello legato alla capacità di manipolazione di una società di giovani “zombi”, totalmente dipendenti da una droga reperibile con pochi euro, che man mano li distrugge. da Nigrizia.it