Nuove droghe e Nuovi stili

Sempre più trascurati, se non anche abbandonati, provenienti da famiglie problematiche, vittime della dispersione scolastica, di falsi miti e modelli che li sospingono verso comportamenti devianti, tanti giovani ricorrono all’uso di numerose, spesso non ben conosciute, sostanze stupefacenti sperimentando nel contempo anche un progressivo abbassamento dell’età in cui avvengono le prime esperienze.

Le cosiddette (cd) nuove droghe costituiscono un fenomeno, per tanti aspetti, continuamente inedito e in evoluzione. Gli Stati, le autorità sanitarie e giudiziarie non fanno in tempo ad aggiornare le tabelle delle sostanze proibite a causa del fatto che tante molecole vengono sintetizzate a ritmo serrato in laboratori sparsi nelle zone più impensate e lontane del mondo. I preadolescenti e gli adolescenti – definiti o che si autonominano, tra l’altro, ‘psiconauti’ – ne sperimentano l’assunzione nei modi più inusitati, nei luoghi più impensati, nei rave o a domicilio e spesso condividono queste esperienze nei forum.

Sono droghe allucinogene, psichedeliche, stimolanti, ricreative, sono spesso un mix di sostanze, il cd policonsumo, hanno la caratteristica, alcune, di essere empatogene, ovvero fanno stare bene con gli altri; altre sono entactogene, ossia fanno stare bene con sé stessi, mettono in contatto il soggetto con il sé profondo.

Si deve parlare allora di nuove droghe e anche di nuovi consumi… ma talvolta anche più semplicemente di vecchie droghe e di nuovi consumi (alcuni sostengono che ‘gira e rigira’ le droghe son sempre quelle, cambiano i nomi, la potenza, il concentrato di principio attivo). Invece più significativamente cambiano i bacini culturali: prima la techno generation, poi gli abitanti della notte, i rave party, per nominarne alcuni.

Insomma, quel che è più interessante e preoccupante è constatare che i consumatori sono giovani soli, fragili, generalmente e genericamente impacciati, inespressivi, disattrezzati umanamente, verbalmente, impauriti, chiusi, timorosi, presumibilmente destinati ad un futuro di emarginazione e di sofferenza. Esprimono il loro disagio con espressioni forti di malessere fisico, psicologico, con manifestazioni di depressione e di patologia varia. Come, ad esempio, disturbi d’ansia, disturbi dell’umore, della personalità, alimentare, disturbo antisociale, della condotta, del controllo degli impulsi. I sintomi maggiormente riscontrabili sono quelli inerenti l’alterazione della vigilanza, dell’orientamento, della percezione, delle funzioni cognitive, dell’umore, del pensiero, della volontà, dell’affettività.

L’uso e l’abuso di sostanze cosiddette sintetiche, cd nuove, sempre diverse, multiformi e cangianti è sicuramente causa ed effetto di una situazione giovanile di siffatto genere. Tuttavia spesso anche le ‘vecchie’ sostanze fanno capolino sopra le nuove… Il tutto talvolta sfocia nella devianza, nella delinquenza vera e proria, insomma nel vario e colorato “mondo della legge”, della violenza.

Questa situazione dunque descrive una condizione esistenziale dei ragazzi fatta di grande povertà umana, relazionale, affettiva, espressiva. La fragilità e la vulnerabilità dell’adolescente sono estremamente evidenti, in essi vive la convinzione che il proprio sé sia onnipotente e più importante di qualsiasi altro (fortissimamente e sempre Narciso); nello stesso tempo sono prigionieri di un devastante senso di inutilità, di insignificante sballottamento negli ingranaggi della convivenza sociale dove comunque l’unica logica che impera è quella del potere, del successo. Oltretutto questi giovani ritengono il successo e il potere come un loro diritto assoluto.

Ecco perché nelle Comunità Terapeutiche de l’Imprevisto, tra le tante attività ed iniziative, si favorisce nel maggior grado possibile l’aspetto affettivo aiutando il sorgere di relazioni importanti e durature fra i pari, ma anche con gli operatori, gli educatori, in totale contrasto a quella che poteva essere l’esperienza superficiale ed illusoria dei rapporti precedentemente vissuti. Gli operatori, la loro fermezza e autorevolezza, le regole, lo spirito e le iniziative costituiscono un potente strumento di prevenzione e di contrasto all’acting-out, ossia l’impulsivo passaggio all’azione senza alcuna capacità riflessiva e critica. Soprattutto i due incontri quotidiani, con il relativo lavoro scritto dei cd “Punti”, ma anche i colloqui individuali, i pranzi e le cene vissuti in un certo modo, le attività sportive, creative, teatrali sono pensati ed offerti per costruire nuovi significati ai comportamenti dei ragazzi. Giudicare le varie azioni assegnando ad esse un altro significato e valore e – corroborate dalle regole e dai comportamenti – sperimentare la capacità di controllo, di contenimento consente al ragazzo di conoscere e governare le proprie emozioni.

La sopportabilità delle situazioni dolorose, l’assunzione delle proprie responsabilità, l’ambientamento e l’interiorizzazione di nuovi modelli relazionali, l’aumento dell’autostima, la capacità di oblatività verso gli altri costituiscono i primi segni del possibile cambiamento.

Insomma, la Comunità massimamente favorisce nell’adolescente un’azione particolareggiata, individualizzata, capace di costruire la rappresentazione del mondo interno del ragazzo nonché supportare la crescita dello sviluppo psichico, dei processi di individuazione e di socializzazione.

La Comunità sblocca un processo evolutivo che si era inceppato e incagliato nella regressione e nella patologia e, confidando anche nelle potenzialità di plasticità, educabilità e adattabilità degli adolescenti, permette anche l’espressione di sentimenti di rabbia, dolore, vergona, odio per così giungere, gradualmente, a importanti tappe di integrazione e ricostruzione di percorsi di vita.

Del nostro metodo fanno parte anche le cd ‘Case di Reinserimento’. Sono esperienze residenziali dove le persone che hanno terminato il percorso di Comunità continuano, in certo senso e con modalità alquanto diverse e autonome, ossia senza la diretta partecipazione e presenza dell’operatore, un percorso di ulteriore accrescimento della consapevolezza personale e relazionale, proseguono l’esperienza di cambiamento, di conoscenza di nuove potenzialità… L’esperienza educativo-terapeutica dunque ha bisogno di tempo per consolidarsi, approfondirsi e stabilizzarsi. Occorre tempo, spesso un lungo tempo (interno ed esterno alla persona) per accogliere la cura, per vivere nuovi orizzonti, nuove relazioni, un altro modo di concepirsi, di rapportarsi con i pari e, significativamente, soddisfacentemente, con gli adulti.

L’integrazione è tale se giunge a soddisfare tutta quanta la persona, tutta la grande sete di felicità, di coraggio, di passione che la persona porta con sé. La persona è tale nella sua interezza, nella complessità e vastità dei suoi bisogni e delle sue manifestazioni. Così il ragazzo raggiunge un poderoso desiderio di essere, di costruire, di sperimentarsi nella scuola, nell’università, nel lavoro, nell’affettività, nella creatività. Vivere, costruire la propria esistenza permette la continua scoperta di sé, della propria identità, del proprio valore.

Silvio Cattarina psicologo e psicoterapeuta, presidente della Coop. L’Imprevisto