In India costa un dollaro il farmaco che in Italia ne vale mille

Il farmaco per la cura dell’epatite C , dal nome scientifico “sofosbuvir” non è sufficientemente innovativo rispetto a precedenti formulazionicon questa motivazionel’Ufficio brevetti Indiano ha rifiutato la richiesta di registrazione presentata dall’azienda farmaceutica americana Gilead, rendendo possibile la produzione del farmaco a un prezzo di circa 1000 volte inferiore a quello cui attualmente viene venduto negli Usa e in altri paesi, ovvero 1000 dollari a compressa e 84mila dollari (66mila euro) per i tre mesi di terapia. La Gilead ha raggiunto l’accordo con l’Aifa il 30 settembre scorso per la cura di 30mila pazienti.

Nel position paper sull’epatite Cpubblicato a maggio in occasione della 67° edizione dell’Assemblea Mondiale per la Salute l’Eatg (European Aids Treatment Group) aveva denunciato come il Sofosbuvir, approvato dall’Ema (European Medicines Agency) nel novembre 2013 e dalla Fda (Food and Drug Administration) nel dicembre dello stesso anno, avrebbe potuto essere prodotto a 68 dollari a terapia, piuttosto che gli 84mila cui è attualmente venduto.

“A fronte del rifiuto delle autorita’ dell’India e della disponibilita’/flessibilita’ della casa farmaceutica a modulare il prezzo anche al di fuori della brevettabilita’, ci domandiamo perche’ non possiamo essere tutti indiani”, ha osservato in una nota l’Aduc (Associazione per i diritti degli utenti e consumatori), rilevando come “in Italia ogni compressa di sofosbuvir costa circa 600,00 euro e per un ciclo completo di terapia si va intorno ai 60mila euro” “per cui il nostro Servizio Sanitario, dopo un accordo con la Gilead ne ha previsto l’uso per un numero limitato di malati (1,5 milioni sono i portatori di questo virus), che pare sia di 30.000”.

Secondo il documento reso pubblico da “Intellectual Property Watch” alla registrazione del farmaco da parte dell’Ufficio brevetti indiano si erano opporti il produttore di farmaci generici indiani Natco Pharma Ltd e l’organizzazione per l’accesso ai farmaci I-MAK (Initiative for Medicines, Access & Knowledge) che avevano sollevato la questione della non sufficiente innovazione del farmaco: nonostante le repliche della Gilead, i funzionari dell’Ufficio Brevetti hanno ritenuto le caratteristiche innovative del farmaco non sufficienti  a concedere il brevetto in base all’articolo 3d della Costituzione del paese. (lj) Redattore Sociale