In Russia i tossicodipendenti hanno diritto al metadone, a siringhe sterili e soprattutto alla dignità

Prima che la Russia prendesse il pieno controllo della penisola di Crimea nel marzo di quest’anno, i tassi di trasmissione del virus dell’HIV nella regione avevano registrato un calo, dovuto in particolare a un progetto salva-vita per i tossicodipendenti che comprendeva sia dei programmi di scambio di siringhe che dei trattamenti di terapia sostitutiva (TS). Ma con l’arrivo della Russia, e la conseguente introduzione delle sue severissime leggi anti-droga, il progetto è stato drasticamente interrotto, una situazione che ha portato già alla morte di almeno 20 persone.

La pericolosa presa di posizione russa in merito al trattamento dei tossicodipendenti causa ogni anno un danno incalcolabile alla lotta contro l’AIDS per le strade delle nostre città. Come un’ombra silenziosa e letale, l’uso di droga e lo spaventoso dilagare dell’HIV colpiscono indiscriminatamente i gruppi più vulnerabili della nostra società, condannati per questo ad essere costantemente stigmatizzati e emarginati da uno Stato che si rifiuta di assumersi alcuna responsabilità per la loro condizione.

I fatti parlano da soli: quasi 5 milioni di persone fanno uso di droga in Russia, di questi 1,7 milioni utilizzano oppiacei. Quasi il 60 per cento dei casi di AIDS registrati nel 2013 è rappresentato da persone che fanno uso di droghe. In alcune città, la percentuale di persone che hanno contratto il virus e che fa uso di droghe per via endovenosa arriva a toccare il 74 per cento. L’epidemia è in drastico aumento: 800mila sono i casi registrati di persone positive al virus, una cifra che non tiene conto di coloro che non sanno nemmeno di averlo contrattato.

La tubercolosi, oggi la prima causa di morte tra le persone positive al virus dell’HIV, ha raggiunto proporzioni epidemiche in Russia, dove il 78 per cento degli uomini con hanno contratto sia la TBC che l’HIV sono consumatori di droghe per via endovenosa. Si stima inoltre che più di un milione di consumatori di droghe per via endovenosa abbia contratto le epatite C.

Nonostante lo scenario sia drammatico, lo stato si rifiuta di provvedere ai servizi necessari a arginare la tossicodipendenza e i problemi sociali e sanitari che da essa derivano. Le persone che fanno uso di droga sono etichettate come ‘deviate’ o criminali, e quindi ‘indegne’ di ricevere le cure sanitarie necessarie. Lo stato russo si rifiuta di prendere in considerazione persino gli approcci più tradizionali e conosciuti per il trattamento della tossicodipendenza, tra cui la terapia sostitutiva, considerata addirittura illegale sul territorio russo. D’altro canto, le droghe anti-psicotiche, somministrare un tempo ai dissidenti sovietici, sono ancora parte integrante del trattamento della tossicodipendenza all’interno di strutture statali, una pratica totalmente in contrasto con gli standard internazionali.

Negli anni novanta, i problemi derivanti dal consumo di stupefacenti sono diventati un’enorme sfida sociale e sanitaria. Diverse ONG hanno reagito tempestivamente cercando di rispondere alla crisi, attraverso programmi di distribuzione di aghi e siringhe sterili e offrendo alcune forme di sostegno ai tossicodipendenti. Ciò che queste ONG si aspettavano era di vedere il governo prendersi carico del problema e ampliare la portata di questi servizi. Ma con la rielezione di Putin nel 2012, la situazione è peggiorata drasticamente. Molte delle ONG attive in questo settore sono diventate il bersaglio di nuove leggi anti-ONG, contribuendo alla diffusione di un clima di terrore, che non ha fatto altro che acutizzare la stigmatizzazione di coloro che non si adattavano alla legge.

Nella Russia di oggi è quasi impossibile per le ONG che si battono per la promozione di politiche sanitarie basate su evidenze mediche e sulla difesa dei diritti umani, riuscire a far sentire la propria voce. Dato il continuo aumento dei livelli di repressione, sono poche le organizzazioni che si azzardano a sfidare lo stato. La Fondazione Andrey Rylkov (Andrey Rylkov Foundation for Health and Social Justice) è una delle poche che non rinuncia a battersi, nonostante la rigidità del governo russo quando si tratta di politiche della droga e trattamento dell’AIDS.

Una volta preso atto della totale opposizione ideologica del governo nei confronti dei tossicodipendenti, e del fatto che un cambiamento anche minimo dall’attuale posizione radicale era improbabile, abbiamo deciso di adottare un approccio decisamente diverso da quello di altre organizzazioni. Nel 2009, abbiamo dato il via a una piccola ma flessibile piattaforma di raccolta fondi e di sostegno di iniziative comunitarie, senza una sede fisica e quindi con spese ridotte. Ciò ci ha permesso di dare vita a progetti dinamici, concepiti, gestiti e amministratati da attivisti presenti nella comunità, che hanno quindi assicurato una certa flessibilità nel rispondere alle necessità. Una strategia concepita in modo da ridurre al minimo i rischi derivanti dalle eventuali misure repressive messe in campo da un’autorità dalla mano sempre più pesante.

Col tempo questo approccio si è evoluto ottenendo un successo incredibile. Nonostante il successo, continuiamo a svolgere le nostre attività senza avere un ufficio. Grazie ad un sistema di comunicazioni efficiente, basato sull’utilizzo di risorse come Google ListServ e di continui aggiornamenti, siamo in grado di coordinare e gestire situazioni che vedono la collaborazione anche di altre strutture e organizzazioni, aiutando così una percentuale sempre maggiore di tossicodipendenti a Mosca e nei dintorni. Lo scorso anno siamo riusciti a fornire aiuti sanitari a 1600 persone e, sulla base dei feedback ricevuti, ogni giorno riusciamo a salvare una persona dall’overdose, grazie alla prescrizione di farmaci sostitutivi, come il naloxone, e alla nostra attività di prevenzione.

Un fattore determinante del nostro successo è rappresentato dal richiamo alla normativa sui diritti umani: identifichiamo i casi in cui sono stati violati dei diritti, intentiamo una causa strategica e la portiamo alla ribalta in campagne provocatorie così da catturare l’attenzione di un pubblico ampio. Nel 2013 abbiamo dato il via ad un progetto che prevedeva, attraverso la collaborazione di avvocati e paralegali, un progetto di formazione giuridica e assistenza legale di base per le persone rimaste vittime delle forze dell’ordine o discriminate dalle strutture mediche. Siamo così riusciti a portare di fronte ai tribunali russi casi che fino ad allora non erano nemmeno presi in considerazione. Sinora più di una dozzina di casi sono stati portati davanti a tribunali internazionali e nazionali. Tra questi, c’è quello di Irina Teplinskaya, una tossicodipendente che nel 2011 ha presentato un reclamo formale davanti al Relatore speciale delle Nazioni Unite sul Diritto alla Salute. Nel 2012 Irina è riuscita a presentare un’istanza che denuncia la sua impossibilità di accedere a un programma di terapia sostitutiva di fronte a un tribunale russo. Il caso di Irina, insieme ad altri due casi simili, è ora in fase di revisione alla Corte Europea dei diritti dell’uomo.

Non si può mancare di sottolineare che il nostro obiettivo più importante resta quello di dare voce alle persone che fanno uso di droga o a coloro che vivono ogni giorno con l’HIV. Stiamo lottando per i diritti umani e per la dignità di tutte le persone costrette a vivere in una realtà nella quale lo Stato ha volutamente deciso di dimenticare le responsabilità che ha nei confronti dei suoi stessi cittadini.

*Anya Sarang è la presidente della Andrey Rylkov Foundation for Health and Social Justice a Mosca.

Questo articolo è stato pubblicato per la prima volta dal Foreign Policy Centre, ed è l’adattamento di un capitolo del report AIDS Today: 2014 Edition, disponibile qui.

http://www.talkingdrugs.org/it/in-russia-i-tossicodipendenti-hanno-diritto-al-metadone-a-siringhe-sterili-e-soprattutto-alla