Malattie, omicidi, suicidi o incidenti: in Italia 17 mila morti evitabili dovute all’alcol

Malattie, cadute, omicidi, suicidi o incidenti: in Italia nel 2010 quasi 17 mila persone (16.829), di cui 11.670 uomini e 5.159 donne di età superiore ai 15 anni, sono morte per cause totalmente o parzialmente attribuibili al consumo di alcol, ma per l’Istituto superiore di sanità si tratta di decessi evitabili con azioni di contrasto mirate. E’ quanto emerge dai dati presentati dall’Osservatorio nazionale alcol in occasione dell’Alcohol Prevention Day 2015. Valutata ogni 3-5 anni per “motivi di variabilità osservabile”, la correlazione tra morte e alcol non è poi così nota, spiega l’istituto. “Le conseguenze sulla salute legate a elevati livelli di consumo alcolico sono numerose ma non completamente note alla popolazione in particolare in funzione delle evidenze che indicano come l’alcol, anche a piccole dosi, è responsabile di oltre 200 malattie e di numerosi tipi di cancro tra cui quello più sensibile per le donne è quello al seno”.

I dati sulla correlazione tra malattie che portano al decesso e alcol sembrano fugare ogni dubbio e mostrano una maggiore esposizione per gli uomini. Secondo l’Osservatorio nazionale alcol, dell’Istituto superiore di sanità, “in Italia, il 20 per cento della categoria neoplasie maligne per i maschi e il 6,9 per cento per le donne di tutti i decessi registrabili per neoplasie maligne èattribuibile allalcol – spiega l’Istituto -. I decessi per cancro causato dal consumo di alcol (oltre 4000/anno) incidono per 1/3 sul totale del numero di decessi maschili alcol-correlati ponendosi come prima causa di morte parzialmente attribuibile all’alcol tra i maschi. Il 56 per cento delle cirrosi epatiche tra i maschi e il 24 per cento di quelle tra le femmine è attribuibile all’alcol”. Ma i dati relativi alle malattie riguardano solo una parte dei decessi alcol-correlati. Tra i dati più preoccupanti anche quelli sugli incidenti stradali. “La frazione alcol-attribuibile dei decessi per incidenti stradali è del 37 per cento per i maschi e del 18 per cento per le donne – si spiega -: 1 decesso su 3 per gli uomini e 1 su 5 per le donne potrebbe essere evitato non ponendosi alla guida dopo aver bevuto. La tipologia di decesso che caratterizza maggiormente le classi di età giovanili e gli adulti (dai 15 ai 44 anni) è rappresentata da quelli avvenuti a causa di cadute, omicidi, suicidi e altri incidenti, spiega lo studio, mentre nelle fasce di età anziane (ultra 60enni) il maggior contributo deriva dalle malattie parzialmente attribuibili al consumo di alcol.

Andando a confrontare i dati provenienti dalle diverse regioni italiane, si osservano differenze anche marcate: da un minimo di 3,03 decessi nelle Marche ad un massimo di 8,23 in Valle d’Aosta ogni 10 mila uomini ed un minimo di 0,19 decessi nel Lazio ed un massimo di 2,66 decessi in Molise ogni 10 mila donne. “La percentuale di decessi per malattie totalmente alcol-attribuibili è più elevata in Valle d’Aosta e nelle PA di Bolzano e Trento, in Basilicata ed in Friuli Venezia Giulia – spiega l’Istituto -, mentre la percentuale di decessi per malattie parzialmente alcol-attribuibili è più elevata in Molise, in Valle d’Aosta, in Basilicata, in Calabria, in Puglia ed in Veneto. Infine la percentuale di cadute, omicidi, suicidi e altri incidenti alcol-attribuibili è più elevata nella PA di Bolzano, nel Lazio ed in Sardegna”. Per l’Istituto superiore di sanità, quindi, l’impatto sulla mortalità alcol-correlata è “evidente”. “Acuta o cronica si tratta di mortalità evitabile attraverso indispensabili azioni di contrasto le cui competenze non sono esclusivamente sanitarie – spiega -, ma coinvolgono interventi nei settori dei trasporti, della regolamentazione, della promozione, vendita e somministrazione degli alcolici, ma anche del marketing le cui modalità possono contribuire in particolare a determinare valori d’uso  influenti sul rischio alcol-correlato tra i giovani specie quelli al di sotto  dell’età minima legale”. (ga)

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