Sempre più donne abusano di alcol: parla Emanuele Scafato

Aiuto, ho un problema con l’alcol
L’alcol è una sostanza tossica, potenzialmente cancerogena e con una capacità di indurre dipendenza superiore alle droghe più conosciute. Sempre più donne, oggi, ne fanno uso, sottovalutando le conseguenze negative su gravidanza, allattamento e stato di salute generale. Ne abbiamo parlato con uno dei massimi esperti internazionali, raccogliendo tre testimonianze
DI SARA FICOCELLI
Il consumo e, purtroppo, l’abuso delle bevande alcoliche è un fenomeno approdato di recente nell’universo femminile, con ripercussioni evidenti ed immediate su gravidanza e allattamento. Secondo un’indagine del Gruppo di Lavoro CSDA (Centro Servizi Documentazione Alcol) dell’Osservatorio Nazionale Alcol, l’abitudine al bere dei genitori, del padre in particolare, influenza fortemente il modello di consumo alcolico degli altri membri della famiglia. “E ciò, ovviamente – spiega Emanuele Scafato, direttore Centro OMS per la Ricerca e la Promozione della Salute su Alcol e Problemi Alcolcorrelato – è molto preoccupante a fronte del modello che la donna, come madre, può trasmettere ai figli. Le donne, più esposte i rischi di violenze psicologiche, relazionali e sessuali causate dall’abuso alcolico o dall’alcoldipendenza altrui, sono sempre più frequentemente vittime, consapevoli o meno, del personale abuso di alcol, spesso misconosciuto, quasi sempre sottovalutato”.
Ma qual è, nel mondo, il rapporto tra alcol e donne? Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, il più elevato numero di consumatrici si registra in Europa. In Italia, circa il 67% delle donne consuma bevande alcoliche a fronte del 43% degli anni ’80. L’incremento non riguarda solo le giovani generazioni ma coinvolge anche donne più mature e anziane che, è bene ricordare, non hanno ricevuto, nel corso della vita, un’educazione su come consumare gli alcolici ed evitare gli abusi. L’effetto sullo stato di salute delle donne non ha tardato a manifestarsi attraverso l’aumento della problematiche e delle patologie alcol-correlate: i dati più recenti, in particolare, indicano in circa 13.000 le alcoliste in trattamento presso le strutture pubbliche del Servizio Sanitario Nazionale e in 24.000 all’anno i ricoveri negli ospedali italiani per cause totalmente attribuibili all’alcol. Ogni anno in Italia si stima che, al di sopra dei 20 anni, 25.000 – 35.000 persone muoiano a causa dell’alcol, tra cui 7.000 donne e 18.000 uomini. Più in generale, il 3% circa di tutti i decessi femminili è provocato dall’alcol, così come il 3% di tutte le morti per tumori femminili (seno, utero ecc.), il 2% dei decessi femminili a causa di patologie cardiovascolari, il 40% delle morti per cirrosi epatiche registrate tra donne, il 12% della mortalità femminile per incidenti e il 12% della mortalità femminile a causa di lesioni volontarie.
“Molte donne – continua Scafato – sono convinte, erroneamente, di consumare vino, birra, aperitivi alcolici, amari o superalcolici ‘moderatamente’ ma poche sanno cosa si intende per moderazione in riferimento all’organismo femminile”. In Italia le linee guida nutrizionali raccomandano che una donna adulta e in buona salute non superi mai un consumo giornaliero di 1 o al massimo 2 bicchieri di una qualsiasi bevanda alcolica e che in alcune circostanze, in cui il rischio si può estendere a terzi, come nel caso della gravidanza, anche il semplice consumo, pur moderato, è da evitare. “Un bicchiere di una qualsiasi bevanda alcolica – spiega ancora l’esperto – contiene in media 12 grammi di alcol e richiede mediamente due ore per essere smaltito completamente. L’organismo femminile ha una capacità dimezzata, rispetto a quella maschile, di ‘digerire’ e smaltire l’alcol, anche in funzione della massa corporea ridotta rispetto all’uomo e dei liquidi totali (minore capacità di diluizione), per cui è importante evitare di bere in particolari circostanze lavorative che richiedono concentrazione ma anche in situazioni come, ad esempio, la guida di un’auto”.
Come bevono le giovani. Le adolescenti bevono prevalentemente birra, aperitivi alcolici e superalcolici. Bevono in gruppo, solitamente fuori pasto, fuori dal contesto familiare o domestico e concentrano il consumo nei fine settimana. Il 10% circa si ubriaca almeno una volta l’anno, consumando più di 5 bevande alcoliche in un’unica occasione (binge drinking) e quasi tutte bevono per sentirsi più disinibite nelle relazioni che per gusto personale. Le donne mature sono quelle per le quali si registra in Italia il più elevato numero di bevitrici problematiche e preferiscono vino, birra, aperitivi alcolici e amari. “Circa il 10% – spiega Scafato – pratica il ‘binge drinking’ in solitudine o in compagnia. È probabile che le donne siano spinte a bere di più in questa fase della vita, verosimilmente più critica per il sesso femminile, a causa di timori di perdita della giovinezza, di riduzione della fertilità e della capacità procreativa, di una mancata realizzazione di progetti giovanili, di bilanci di esperienze affettive e familiari vissute in maniera insoddisfacente”. Le over 65 non hanno ricevuto in gioventù un’educazione al consumo di alcolici e bevono prevalentemente vino, birra e amari nel contesto privato o domestico, spesso continuando a mantenere nascosta la propria abitudine per timore di riprovazione sociale. “Questo rende ancora più difficile rilevare eventuali problemi – precisa Scafato – ed è il motivo di un riscontro spesso tardivo ma frequente dell’alcoldipendenza tra pensionate e casalinghe della ‘terza età’ “.
TESTIMONIANZE
DANIELA, 25 ANNI – “Ne sono uscita da sola, non sono stata in comunità né tanto meno in cura da uno psicologo. Forse è per questo che, anche se non bevo più, non mi sento guarita. Si tratta di una dipendenza che, al contrario della droga – racconta al sito Termolionline.it – non è avvolta dal mistero e dall’alone del proibito, perché l’alcool lo trovi dappertutto, persino nel frigorifero di casa. Tutto è cominciato quando avevo 19 anni e precisamente al termine delle superiori, dopo una delusione d’amore. Ho iniziato a bere ogni sera, sempre in compagnia di altre persone. All’inizio non esageravo, ma ero costante, puntuale come un orologio. Dopo cena, uscendo di casa, avevo bisogno – e non semplicemente voglia – di una birra. Con il tempo però le cose sono peggiorate. Se prima bevevo solo in compagnia, con il passare dei mesi ho iniziato a farlo anche da sola, non esclusivamente di sera ma anche di pomeriggio. Procurarmi da bere non era un problema, i miei genitori mi passavano mensilmente dei soldi per pagare bollette ed affitto e con un po’ di euro al giorno riuscivo tranquillamente ad ubriacarmi; mangiavo poco e bevevo parecchio. Non so dire perché lo facevo, di quel periodo ho solo ricordi sfocati. So solo che mi sentivo sola, incapace di condurre una vita come tutti gli altri. La mia famiglia si è accorta del problema solo dopo un anno e mezzo, quando un mio amico ha deciso di avvisare mio padre, raccontandogli quanto mi stava accadendo. All’inizio mi sono arrabbiata moltissimo, ma oggi so che lo ha fatto solo per il mio bene. So di essere stata un’alcolista. La mia dipendenza è stata originata dalla voglia di non pensare, di annullare tutto intorno a me. Ora voglio partecipare, poter contare su me stessa e sugli altri. Non sono stata curata dal mio alcolismo, ho fatto tutto da sola, ho riconosciuto la mia debolezza. Forse per guarire davvero ho bisogno di conoscere la mia forza”.
GIULIA, 20 ANNI – “Ho 20 anni, ma ho iniziato a bere a 14. La causa è stata il divorzio dei miei, fatto di violenze psicologiche contro di me e le mie sorelle più piccole, una delle quali ha gravi ritardi psicologici. Mi sono sempre sentita in dovere di proteggerle: mio padre non ha mai fatto nulla per noi. Mia madre stava al lavoro tutto il giorno e quando tornava si metteva a giocare al computer. Chi faceva tutto il resto ero io, fino a quando non ho iniziato a ribellarmi e a uscire, finendo in una comitiva di 30enni tossici. Ovviamente mi sono innamorata di uno di questi. Lui si drogava e si ubriacava e poi approfittava di me. Io ero troppo debole per dirgli di no. Un giorno lo hanno arrestato e io lo andavo a trovare a casa perché stava ai domiciliari. Mio padre ha scoperto tutto, lo ha chiamato e gli ha detto di lasciarmi, minacciandolo. All’epoca non mi rendevo conto che era la cosa migliore per me, mi sono arrabbiata e ho cominciato a bere, a uscire con gente di strada, a fumare hashish. Non tornavo nemmeno a casa la notte, dormivo negli autobus notturni. Non c’era un momento in cui ero lucida, ero sempre ubriaca ed ero diventata violenta e cattiva. Facevo colazione con una bottiglia di birra per poi continuare a fumare e a bere vodka o sambuca tutto il giorno. Andavo al supermercato e guardavo il reparto alcolici come una qualsiasi ragazza guarda l’armadio per scegliere una maglietta, solo che io sceglievo la bottiglia. Iniziai ad andare in discoteca tutti i giorni e in una di queste, 3 anni più tardi, conobbi un ragazzo senegalese di 11 anni piu grande di me. Gli raccontai come vivevo, come era iniziata la mia dipendenza e ci innamorammo. Piano piano, col suo aiuto, ho cambiato amicizie, ho smesso di comprarmi le bottiglie di alcol e ho cominciato a bere solo quando andavo a ballare. Non potevo smettere da un giorno ad un altro, ma alla fine ce l’ho fatta. Sono rinata. Ho anche smesso di farmi le canne, ho lasciato tutto per lui. Oggi siamo sposati da 5 mesi e stiamo provando ad avere un bambino. Lo amo”.
GIOVANNA, 46 ANNI – Ho cominciato a bere quando il mio ormai ex marito mi ha lasciata, 6 anni fa. Gli trovai delle lettere nel cassetto del comodino una mattina che lui era a lavoro: si era innamorato di una ragazza americana di 12 anni più giovane, l’aveva conosciuta durante un viaggio d’affari e convinta a trasferirsi in Italia. Stavano insieme da due anni. Per me fu un colpo durissimo. Per fortuna non avevamo figli, è l’unica cosa di cui sono davvero felice. Comunque, dopo aver scoperto della sua relazione, lo cacciai di casa. Lui non fece una piega, andò via subito, in fretta e furia fece i bagagli, e si trasferì a vivere da questa ragazza. In pratica, non aspettava altro che io lo lasciassi. Per me fu l’inizio di un incubo. Avevo un lavoro part-time in un call center, quindi pochi soldi al mese, e cominciai a spenderli tutti per bere.

Fonte: D.repubblica.it